Nato in Friuli-Venezia Giulia, dopo il terremoto del 6 maggio 1976, riscontra sempre più consensi in tutta Italia. E’ l’albergo diffuso: “un’impresa ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro, con gestione unitaria e in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti”, come si legge in Manuale dell’Albergo Diffuso (2011) di Giancarlo Dall’Ara, docente di marketing, pioniere del modello e Presidente dell’Associazione Nazionale Alberghi diffusi. In seguito al sisma degli anni Settanta, occorse la necessità di valorizzare le case che furono ristrutturate tenendo conto, sempre, dell’integrazione con la realtà sociale e la cultura locale. Oggi, il Friuli, è la regione con il maggior numero di alberghi diffusi, ma non mancano esperimenti architettonici del genere anche al Sud. E’ il caso di Matera, in cui l’imprenditore svedese Daniele Elow Kihligren, ha avviato un albergo diffuso tra i Sassi di Matera con l’obiettivo di recuperare il centro storico della città.

Belmonte Calabro (Cs)-primo paese in Calabria a realizzare l’albergo diffuso

Tale forma turistica consente di sfruttare al meglio le potenzialità del territorio, senza dover attingere alla costruzione di una struttura ad hoc. E’ un’azienda ad ampio raggio che riesce a congiungere bene il mantenimento e la valorizzazione dell’esistente con lo sfruttamento turistico dei luoghi, in primis, dei centri storici; in più, può configurarsi, all’interno di un agglomerato urbano, punto di riferimento per tutti gli esercizi commerciali. Non sono semplici alberghi, dunque, giacché i gestori sono dei veri e propri narratori di luoghi: guidano il turista raccontando il paesaggio, la sua storia e i suoi valori.

Secondo Dell’Ara: “Per dare vita a un Albergo Diffuso non è necessario costruire niente, dato che ci si limita a recuperare/ ristrutturare e a mettere in rete quello che esiste già”. Un modello di sviluppo eco-friendly che fa crescere il territorio a livello economico evitando lo svuotamento dei borghi. Ma com’è concepito un albergo diffuso? Il turista vive il centro storico e i servizi alberghieri annessi alloggiando, però, in case e camere non distanti oltre 200 metri dal punto focale dell’albergo diffuso: lo stabile in cui c’è la reception, gli ambienti comuni, l’area ristoro. Chi vive l’esperienza di questo albergo, possiede la consapevolezza di trascorrere una vacanza più intima, lontana dai luoghi del turismo di massa, poiché si tratta di paesi parzialmente abbandonati e dalla forte vocazione storico-ambientale che devono essere ristrutturati. 

Su questa linea, s’inserisce lo studio progettuale “Il nuovo volto del turismo costiero: il “Villaggio aperto” per un’offerta integrata del patrimonio territoriale”, messo a punto dagli urbanisti calabresi Roberta Otranto Godano e Maria Cristina De Leo. Lo studio è stato inserito nel volume “Milano Marittima100-Paesaggi e architettura per il turismo balneare”, edito in occasione delle celebrazioni per il centenario della fondazione di Milano Marittima (1912-2012) e raccoglie i contributi selezionati in occasione del Convegno Internazionale organizzato per l’occasione. Per i due urbanisti, il Villaggio Aperto – che si snoda dalla Piana di Gioia Tauro- mira a incrementare i flussi turistici, in conformità a un’offerta integrata tra risorse e valori del patrimonio territoriale. Il progetto ha inizio dalla riqualificazione del paesaggio costiero calabrese mediante strategie volte alla valorizzazione delle risorse ambientali integrate con l’offerta turistica. Il fine è duplice: conferire un’identità turistica all’area seguendo logiche d’integrazione ed efficienza tipiche del villaggio turistico; modificare l’offerta ricettiva tramite un nuovo impiego delle strutture esistenti e, allo stesso tempo, con la costruzione di complessi turistici dalle forme nuove. Le due professioniste che hanno, infatti, analizzato la morfologia della piana, hanno ben compreso che si possono insediare varie formule di ricettività rurale: alberghi diffusi, agri-campeggi, agriturismi.

Amalfi

In Campania, invece, si parla per la prima volta di albergo diffuso nel 2003 con il decreto n.579 del Presidente della Giunta Regionale della Campania . All’art.5 comma 1 lett. i, difatti, si citano gli alberghi diffusi, “realizzati in centri abitati di particolare pregio storico e architettonico”. Dal sito dell’Associazione Nazionale Alberghi Diffusi, risulta che ad Amalfi (Sa) sia presente il “Convento San Basilio Relais” e a Eboli (Sa) “Le case del Borgo antico”. La formula dell’albergo diffuso desidera raggiungere, quindi, un target turistico di qualità, grazie alla creazione di scenari d’eccellenza.

Veronica Otranto Godano