Lo scorso 20 luglio, si è tenuto presso l’Aula Magna dell’Ateneo di Fisciano, un evento in pompa magna con la cerimonia di premiazione degli studenti meritevoli per aver completato il percorso di studi nei tempi previsti nell’anno 2015/1, i quali che avranno accesso alla restituzione completa delle tasse universitarie versate, secondo il programma “Unisa premia il merito”. A presenziare il Rettore Aurelio Tommasetti.

Dal luglio 2015, infatti, l’Ateneo salernitano ha promosso e avviato la Politica del Merito, tesa a supportare economicamente gli studenti e le loro famiglie.

3.145 gli studenti premiati con un esborso di 3.208.585,81 euro. Una gran bella soddisfazione per i ragazzi e le famiglie. Il Rettore annuncia che anche per l’anno accademico 2017/18 sarà attuata la stessa politica. “Inoltre – aggiunge Tommasetti – con la nuova misura ministeriale della “No Tax Area”, nel 2017/18 oltre 12.000 studenti del nostro Ateneo pagheranno nulla o poco. Questa misura, che è lodevole da un lato, dall’altro ci penalizza in termini economici. Eppure faremo fronte agli impegni presi e investiremo nostre risorse per assicurare un sostanziale e ulteriore sostegno a studenti e famiglie anche il prossimo anno. Gli studenti meritevoli continueranno a non pagare tasse e nessuno aumento specifico per i fuoricorso”.

Una bella iniziativa, degna di essere lodata.

Tuttavia, l’iniziativa non sembra mettere d’accordo tutti. Riportiamo un messaggio ricevuto dalla nostra redazione da un anonimo, indirizzato al Rettore:

“Una sveglia: 5:30
Colazione:  5:45
Studio: 6:00
L’immagine di quel timer sempre avanti e il suono della voce di tua madre che ti dice che quei soldi le servono e tu che metti la sveglia un quarto d’ora sempre prima con la speranza di accumulare più tempo, quel maledetto tempo che sembrava sempre sfuggirti così come tutti gli svaghi, i momenti che avresti voluto passare all’università, le feste a cui saresti voluta andare, tutto era risucchiato via dal vortice del tempo. “Non mi sento sicura” “provalo lo stesso, ricordati di unisa premia il merito!” E io provavo, provavo sempre accettavo ogni volta “accetta, accetta tutto” mi dicevano a casa, e intanto una segreta invidia iniziava a sorgere quando vedevo chi gli esami li metabolizzava con calma, chi non viveva sotto il ricatto del “quei soldi ci servono”, chi la sveglia poteva programmarla anche alle nove, chi non vedeva quel cronometro sempre davanti agli occhi.”
Questa è un messaggio inviato in privato da una studentessa dell’Università degli studi di Salerno, una dei 3000 tra studenti e studentesse che nella giornata del 20 Luglio sono stati premiati dal Rettore in persona con un evento in pompa magna all’interno del teatro d’ateneo.
Parlare di ‘Unisa premia il merito’ è estremamente difficile, ma necessario per comprendere a pieno le dinamiche interne ed esterne al mondo universitario. Questo comunicato intende interrogarsi su come ‘Unisa premia il merito’ si inserisce nel contesto di una Università del meridione, mettendo in evidenza le criticità e le contraddizioni che un piano del genere può offrire.
La nostra regione non garantisce il diritto allo studio, in termini di erogazione di borse di studio, a tutte e tutti gli aventi diritto, come Lei ha tenuto a sottolineare. Ha così pensato che il ricatto economico fosse il miglior modo di accrescere la retorica del merito. Unisa premia il merito, anzi me lo lasci dire “unisa premia la velocità”, non è altro che un ricatto posto a tutte e tutti quegli studenti e quelle studentesse che non rientrano nei parametri di accesso al diritto allo studio e sono costretti ad una folle corsa al merito per potersi permettere di studiare anche l’anno dopo.
Siamo di fronte ad una mutazione alla radice non solo degli strumenti attraverso i quali si garantisce il reale diritto allo studio, ma alla costruzione di un’idea di università e di cultura che si allontana da ciò che originariamente avevamo identificato come focolai di idee e di conflitti, casa del confronto e dei saperi, fabbrica di progresso e diritti. Non più un’università che garantisce il diritto allo studio a chi non ha i mezzi economici a disposizione, ma un’università che richiede di correre per finire gli esami e di metabolizzare una modalità di studio che massimizza il profitto e, troppe volte, cambia radicalmente l’idea di conoscenza e cultura.
L’ideologia neoliberista e la valutazione, che ne costituisce il suo braccio operativo, influiscono in maniera pervasiva nel percorso formativo di ogni singolo studente e studentessa, trasformando l’università in una fabbrica di soggetti che assumono su di sé la piena responsabilità del loro percorso, allontanandoli dall’idea di una conoscenza che sia collettiva e che si opponga alla competizione come forma unica di relazione. Se è su questo che si fonda il suo merito l’Università ha perso in partenza, perché un merito che non nasce dalla didattica è un merito che non investe sul lungo termine, perché “prendere un esame” con la fretta di dover correre a studiare quello dopo non accresce la conoscenza ma la traveste da gara a chi arriva prima.
Ci interroghiamo sui valori alla base della sempre crescente “eccellenza”, perché dubito che con questi presupposti il tanto decantato primato tra le università del sud sia il risultato di un reale accrescimento della cultura e dei saperi, necessari per garantire allo studente la consapevolezza della propria cittadinanza.
Se la conoscenza viene identificata come una corsa ad ostacoli, dove per arrivare è necessario schiacciare l’altro, noi non ci stiamo. Se la vostra idea di formazione si basa su paragrafi letti in fretta senza una reale crescita e consapevolezza, noi saremo critici. Se la vostra idea di merito diventa contentino per nascondere le falle di un sistema che non garantisce il reale diritto allo studio a chi non ha i mezzi, noi ci opporremo con forza.”

 

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