Maria di SerioSegretaria da dove partire in una vicenda così complessa?

Io partirei ovviamente dal fatto che sono ormai 10 anni che è stato posto il problema della delocalizzazione, anche dalla categoria interessata, dalla Fiom. Probabilmente è stato sottovalutata, nel tempo, la necessità della delocalizzazione, a cominciare dalle istituzioni, ma è chiaro quell’azienda lì non può più stare. Su questo non c’è motivo di incomprensione con nessuno. Non è il posto adatto ad una fonderia di quel tipo per cui se alla fine ci sono tensioni tra i cittadini, come quelle che si registrano in questa fase, è anche comprensibile perché il problema è stato troppo a lungo procrastinato. Ora siamo ad un momento chiave con l’appuntamento al ministero dello Sviluppo Economico, che da domani (30 giugno ndr) è stato rinviato al 4 luglio. E’ un momento importante e dirimente perché questo incontro veramente ci farà capire quale sarà il percorso delle fonderie. Noi siamo convinti che la proposta di delocalizzazione con la costruzione di un impianto completamente nuovo e che risponda a nuove tecniche all’avanguardia –è questa la proposta sul tavolo- rappresenti una possibilità reale non solo di mantenere i livelli di occupazione attuali, ma creare nuova occupazione anche attraverso un indotto che sia concorrenziale, viste anche le novità tecnologiche che porterebbe la nuova azienda.

Con il sequestro da parte della procura, qual è la situazione dei lavoratori?

Attualmente i lavoratori sono ancora pagati dall’azienda, il sequestro è scattato da poco ed è ovvio che la magistratura farà ovviamente le sue indagini e il suo corso. Noi preferiremmo tempi non particolarmente lunghi perché anche per ragionare sul futuro lavorativo è chiaro che bisogna capire l’evoluzione di quanto accade all’azienda. Di fronte a quelli che sono i reati ipotizzati abbiamo ovviamente delle preoccupazioni: sappiamo che l’Arpac aveva dato delle indicazioni per ridurre il rischio ambientale e che c’erano stati dei lavori alle fonderie per ridurlo. Ora però i reati ipotizzati sembrano molto più ampi di quelli del reato ambientale e del pericolo d’inquinamento. Su questo non posso entrare nel merito ovviamente più di tanto ma è chiaro che se il fermo dell’azienda è definitivo si crea un problema di tenuta dell’azienda sul mercato. Bisognerebbe innanzitutto capire se c’è una possibilità di lavorazione che possa continuare e,secondo, eventualmente che tipo di lavorazione. Ora questo è tutto demandato alle indagini che sono in corso. 2 anni sono tanti su un mercato globale mondiale. Sarà necessario valutare anche forme di sostegno per i lavoratori.

A chi competono misure di sostegno economiche ai lavoratori?

Stiamo cercando di inquadrare questo aspetto e credo che al tavolo di discussione al ministero si parlerà anche di questo. Vediamo cosa verrà fuori dalla discussione complessiva. Ripeto, gli ammortizzatori sociali sono certamente un modo per aiutare i lavoratori ma a noi preoccupa il complesso della questione. Vediamo se riusciamo in qualche modo a salvare questo futuro lavorativo, anzi, non solo a salvarlo ma a rilanciarlo nei modi e nelle forme.

Sui social c’è una domanda ricorrente: quanti dipendenti ha la Pisano Spa?

Il problema non riguarda solo quelli che sono all’interno della fonderia perché vi è un indotto che coinvolge circa 400 lavoratori, oltre i dipendenti della Pisano. C’è quindi un bacino a rischio che supera abbondantemente le 500 unità.

Salerno perde un altro pezzo di attività produttive?

Mi sembra di registrare che ci sia questa tendenza a Salerno: la produzione industriale è fuori dal tessuto della città. Credo che questo sia ormai praticamente evidente a tutti. Ricordiamo quello che c’è stato in passato con la Filtrona e tutti gli altri casi collegati prima, Idealclima, Ideal Standard. Insomma basta vedere la zona industriale di Salerno. Se oggi consideriamo Fonderie e Italcementi, un altro grosso problema che viene continuamente rimandato e mai chiuso, abbiamo un quadro preoccupante. Ricordo solo un dato: negli ultimi 3 anni in provincia di Salerno sono più di 10.000 i lavoratori che sono andati in mobilità.

Queste perdite sono compensate dal terziario?

Non è ovviamente agli stessi livelli, tra l’altro anche la grande distribuzione sembra essere in crisi, l’ultima vicenda è relativa alla Carrefour con i cambi di marchio nei supermercati e potrei continuare, per cui se teniamo conto anche della differenza tra i lavoratori dell’industria e quelli del terziario in definitiva assistiamo ad un impoverimento della popolazione.

Quali sono i rapporti tra Cgil Salerno e il Comitato Salute e Vita?

Ritengo che se i cittadini hanno una preoccupazione sulla loro salute è normale che manifestino e si lamentino. È chiaro che noi poniamo la necessità di coniugare il problema di lavoro insieme a quello della salute e credo che su questo non si possa essere in contrasto. Abbiamo anche fatto iniziative comuni con il Comitato. Diciamo che ci sono momenti di maggiore sintonia e altri di maggiore contrasto, ma questo non è strano, stiamo parlando di tensioni sociali molto forti, c’è chi rischia di perdere il lavoro e chi ha visto dei propri cari morire. Ora sarebbe serio provare a capire se c’è veramente un allarme salute così ampio e nello stesso tempo, e non lo dico in maniera polemica, far capire che le considerazioni vanno fatte con serietà e con scientificità perché aiutano per il prosieguo. Questa è la proposta che noi lanceremo anche quando faremo terremo il 5 luglio l’iniziativa con l’assemblea pubblica organizzata dalla Cgil e dalla Fiom di Salerno.

 

Marcello D’Ambrosio

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