Anselmo BotteLa vicenda Pisano è precipitata con l’azione della procura che ha bloccato le attività delle fonderie e indagato amministratori dell’azienda e dirigenti regionali. Sulla delicatissima problematica legata a diritto a salute e lavoro abbiamo contattato Anselmo Botte,  componente della segreteria provinciale CGIL:”Il vero problema di fondo è garantire lo svolgimento dell’attività della fonderia durante il periodo necessario, non meno di due anni a mio avviso, per l’individuazione del suolo e la costruzione di un nuovo impianto in un’altra area della provincia, garantendo in questa fase i dipendenti della Pisano ed i cittadini residenti nell’area di influenza della fonderia. L’azione della procura ha reso questo processo ancora più difficile. Rispettiamo il lavoro dei magistrati e già da lunedì ci attiveremo per garantire ammortizzatori sociali ai dipendenti. Come Cgil e Fiom nazionale abbiamo promosso un tavolo di confronto con il Ministero dello Sviluppo Economico, finalizzato a tracciare il percorso di delocalizzazione al quale non a caso sarà presente Invitalia. La Pisano è una delle poche realtà produttive rimaste a Salerno, andrebbe anche approfondito sul come si sia consentito di realizzare aree residenziali in quella che era una zona industriale nei decenni passati, anche se se questa ormai è acqua passata. Non si può che condividere le richieste del comitato Salute e Vita. Tuttavia, in riferimento al nuovo impianto e alla delocalizzazione, è difficile comprendere la “psicosi” intorno alle fonderie: la Pisano è una fonderia di II livello e con le tecnologie oggi disponibili il nuovo impianto sarebbe davvero ad impatto zero. Così come non si comprende l’alzata di scudi da parte di chi potrebbe ospitare il nuovo impianto: con un controllo democratico dal basso si potrebbe davvero garantire un impatto nullo dal punto di vista ambientale. Parimente, in aree in cui la disoccupazione è a livelli elevatissimi, un’attività che porterebbe occupazione dovrebbe essere accolta a braccia aperte. La famiglia Pisano pensa anche di aggiungere nuove attività, attualmente esternalizzate, il che consentirebbe quasi di raddoppiare il numero dei lavoratori, oggi 150. Senza industria non c’è futuro, e noi ci attiveremo per informare i cittadini, anche attraverso convegni, sulla reale portata di un nuovo impianto.

Marcello D’Ambrosio