fonderi pisanoDa eccellenza imprenditoriale a mostro ecologico. Da realtà lavorativa e occupazionale a strumento di morte. Sono tante le contraddizioni che segnano la vicenda delle storiche fonderie Pisano, azienda metallurgica con oltre 150 anni di storia attualmente ubicata nella zona industriale nord di Salerno, in via dei Greci, nell’area di Fratte. Nata nel XIX secolo con lo scopo di realizzare fusioni in ghisa e bronzo, oggi è una società per azioni, Fonderie Pisano & C., con una produzione costituita da fusione per conto terzi in ghisa grigia e sferoidale nei settori meccanico, ferroviario ed edile. I principali prodotti realizzati dall’azienda sono supporti, scatole ingranaggi, volani, dischi freno, coppe olio, blocchi e contrappesi ferroviari, zavorre, tamburi frenanti, chiusini, caditoie e pezzi speciali per acquedotti. L’unità produttiva di via dei Greci è composta da uno stabilimento di circa 180.000 metri quadrati, di cui 30.000 coperti – fabbricati industriali, servizi tecnologici, uffici – 50.000 occupati da piazzali asfaltati e depositi all’aperto e 100.000 a verde e per espansione futura. L’azienda ha un capitale sociale di circa 7,5 milioni di euro e un fatturato annuo compreso tra i 25 e i 50 milioni di euro. Una importante realtà industriale sotto tutti gli aspetti, compreso e non ultimo l’indotto occupazionale. Eppure quello che per un verso è un modello esemplare di capacità imprenditoriale, per un altro nei decenni si è trasformato in un incubo per residenti, lavoratori, proprietari, istituzioni. I primi denunciano un fortissimo inquinamento generato dall’opificio e anche una correlazione tra l’attività delle fonderie e l’insorgenza di patologie tumorali. I lavoratori vivono le forti proteste, sostenute anche da movimenti ed esponenti politici, come un incubo che potrebbe portarli in ultima istanza al licenziamento se le attività aziendali dovessero cessare e nello stesso tempo si trovano costretti ad affrontare il dilemma salute/lavoro. I proprietari sono alla ricerca perenne di una soluzione, tallonati dalle istituzioni che richiedono in maniera sempre più pressante garanzie sulla portata dell’impatto ambientale e alla ricerca di un nuovo sito in cui localizzare l’impianto. Le istituzioni sono alla ricerca di una soluzione che possa garantire innanzitutto la salute e la tutela dell’ambiente e allo stesso tempo gli interessi delle altre parti coinvolte. E infine, a macchia d’olio, c’è la paura e la protesta che si estendono tra i cittadini di altre aree della provincia che vengono di volta in volta individuate per la delocalizzazione delle fonderie Pisano, con amministratori che spesso si oppongono con i mezzi a disposizione a tali decisioni e, in alcuni casi, altri che avallano e incoraggiano la realizzazione di un nuovo impianto nel proprio comune. Le vicende delle ultime settimane hanno visto numerose manifestazioni di protesta con sit-in e cortei caratterizzati anche da momenti drammatici.

Con questo primo approfondimento, Lèggi avvia un’inchiesta giornalistica che si articolerà su quattro temi: l’impatto ambientale, le sanzioni, le sospensioni e le riprese delle attività delle fonderie Pisano; le proteste e le proposte dei cittadini interessati; il punto di vista degli operai e degli impiegati delle Pisano; il processo di delocalizzazione. Attraverso ulteriori approfondimenti, interviste, ricerche.

Marcello D’Ambrosio

Fiorella Belcore

 

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