di Simona Borzi –

2 giugno 1946: data storica per il nostro Paese: il 54.3% degli elettori italiani sceglieva di dar vita alla Repubblica italiana. E così il Corriere della Sera, all’indomani del referendum, annunciava con titolo in prima pagina: “E’ nata la Repubblica Italiana”.festa-della-repubblica-300x128

Sessantotto anni orsono dalla prima consultazione a suffragio universale della storia d’Italia, le prime elezioni politiche libere (dove votarono anche le donne) dopo venticinque anni, e che furono caratterizzate da un’affluenza senza precedenti storici: circa il 90% degli aventi diritto si recò alle urne. Gli italiani furono chiamati a votare prima per l’Assemblea Costituente, dove si registrò il successo dei tre partiti di massa: Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista, ma fu la DC il partito che conquistò la maggioranza relativa (col 35.2% dei voti). Stesso giorno si tenne il referendum popolare per decidere tra il mantenimento in vita dell’Istituto monarchico o fare dell’Italia una Repubblica, referendum che sancì il divorzio definitivo con i Savoia: 12.700.000 voti contro 10.700.000. Dunque, un margine abbastanza netto a favore della Repubblica.

Tuttavia, le aspettative dei repubblicani erano state maggiori, mentre quel 45.7% che si espresse a favore della permanenza sul trono di Umberto II non risparmiò critiche e polemiche. Tra le varie contestazioni addotte, quella che non tutti gli italiani avevano potuto votare e che se si fossero recati alle urne anche quei tre milioni circa di potenziali votanti, probabilmente avrebbe vinto la monarchia. Infatti nel 1946 i confini della nostra Penisola non era ancora definitivi. Mancavano all’appello ancora Trieste, Gorizia e Bolzano ed inoltre non avevano potuto votare i migliaia di prigionieri ancora non rientrati a casa dopo la fine delle ostilità. Secondo i fautori della Monarchia, queste limitazioni si sarebbero tradotte in una percentuale di voti maggiori dello scarto che aveva attribuito la vittoria alla Repubblica. In verità, una valutazione più o meno obiettiva, lascia escludere o ritenere alquanto improbabile che i sopravvissuti ai campi di concentramento tedeschi, lì internati dopo l’8 settembre, avrebbero potuto esprimersi a favore dei Savoia, che erano stati in parte corresponsabili di tale loro triste sorte.

Nel complesso i risultati delle elezioni del 2 giugno dimostrarono come gli italiani avessero voltato pagina rispetto all’esperienza fascista, dimostrando di non lasciarsi spaventare dal rischi di quel “salto nel buio” agitato dai monarchici. Quei risultati però, analizzati regione per regione, rivelarono una spaccatura politica tra Nord, dove era nettamente maggioritaria la sinistra, e Sud dove invece era debole e che aveva dato una forte maggioranza alla Monarchia. Una spaccatura eco di quelle frammentazioni della guerra e ancestrale dell’intera storia del Paese.

Quel 2 giugno 1946 fu comunque per l’Italia una rinascita non solo politica, ma anche economica, culturale e sociale.  Il nostro Paese era reduce di una guerra, il secondo conflitto mondiale, che l’aveva completamente devastato. La ricostruzione della propria identità politica è stata frutto di un percorso duro, che oggi ci vede  alle prese con un’altra battaglia, quella contro la crisi economica, politica e di coscienze che stiamo attraversando.

Forse oggi più che mai il 2 Giugno deve commemorare una data importante al di là della conquista storica, deve essere molto di più della festa nazionale della Repubblica, deve essere il simbolo della speranza che l’Italia, come illo tempore seppe risollevarsi dalle rovine di una devastante guerra e aggiungere pagine alla sua gloriosa storia, oggi possa dimostrare di essere in grado di risollevarsi dalla crisi globale che ha contaminato molti aspetti della vita.

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